La Storia del guanto

La storia del guanto ha origini antiche ed è ricca di aneddoti tali da conferire a questo accessorio una decisa nobiltà.

II primo impiego dei guanti risale alla civiltà egiziana. I faraoni li indossavano in segno di prestigio, le donne, invece, per salvaguardare la bellezza delle mani le spalmavano di miele e olii profumati e poi le ricoprivano con leggeri guanti di seta. Presso i Romani i guanti, chiamati ‘digitalia”, erano di seta o di lino e venivano usati per prendere il cibo, consuetudine, questa, ripresa dopo millenni dalla Corte Francese. Confezionato con i materiali pi6 diversi, il guanto servi ai pastori, ai contadini, ai combattenti di tutte le epoche. Dunque, in origine non fu un articolo di lusso, ma di prima necessità. Solo più tardi il guanto divenne un segno di distinzione e si diffuse nella chiesa Cattolica dove, a partire dal secolo XI, fu considerato parte dell’ornamento liturgico.

Dal XII secolo i guanti divennero l’ornamento di maggiore rilievo nell’abbigliamento femminile: furono decorati, ricamati in colori vivaci, profumati; spesso si sfoggiava no guanti ornati di pietre preziose e tempestati di perle. Durante il Medioevo il guanto allargò il suo significato diventando simbolo di dignità e di relativo omaggio. Infatti, nell’assegnazione dei feudi e nelle cerimonie d’investitura l’autorità conferita al feudatario era simboleggiata dalla consegna del guanto. Presso i Longobardi, durante la celebrazione del rito matrimoniale, in segno di fedeltà lo sposo consegnava alla sposa un guanto e la propria spada. II guanto era anche simbolo di successione, e sottomissione. A Napoli, Corradino di Svevia, prima dl poggiare il capo sul ceppo del boia lancio alla folla il suo guanto, perché fosse consegnato a Pietro d’Aragona, designato in questo modo come suo successore.

L’espressione “lanciare il guanto della sfida” ricorda l’usanza, rimasta in voga fino alla fine dell’800, di provocare il duello con il lancio del guanto per difendere l’onore della propria famiglia o della donna amata. Dal 1600 in poi i migliori artigiani del guanto sono stati i francesi. Nel 1700, in occasione della dominazione napoleonica, divulgarono parte delle loro tecniche e della loro arte in tutta Europa e in Italia, in particolare nel Napoletano, dove tuttora e concentrata gran parte della produzione nazionale.

Il XX secolo e senz’altro il più drammatico della storia del guanto: a causa dei rapidi cambiamenti sociali di questi ultimi decenni, esso passa dal massimo onore all’oblio. Fino agli anni 30 il guanto era considerato un segno di eleganza, un vero status simbol: solo la donna che in qualsiasi stagione, indossava i guanti, come le calze ed il cappello, poteva fregiarsi del titolo di “signora”. Tanto e vero che la mano abbronzata era, al contrario simbolo di appartenenza alla classe contadine e operaia. II nostro accessorio cade in disgrazia nel ’68, quando assume la connotazione di oggetto “borghese”, simbolo di rapporti formali, di ipocrisia e inutile sfoggio di ricchezza.

Trionfano i jeans ed il casual, mentre l’industria guantaia e in grave crisi, accentuata dalla congiuntura economica e dalla concorrenza dell’estremo oriente. Gran parte dei guantifici sono costretti a chiudere, anche perché non esistono giovani disposti ad imparare l’arte guantaia, ritenuta ormai fuori moda. Per fortuna, negli anni ’80, con la ripresa del made in Italy, la moda ripropone il guanto come complemento indispensabile dell’abbigliamento. Sulle riviste ricompare la mano guantata pronta a raccogliere la sfida degli anni 2000.

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